Inquadramento della Patologia
La Sindrome di De Quervain (o tenosinovite stenosante di De Quervain) è una condizione dolorosa che colpisce i tendini situati sul lato radiale del polso, nello specifico quelli che scorrono all'interno del primo compartimento dorsale. Questa patologia si caratterizza per lo stato infiammatorio e il conseguente ispessimento della guaina sinoviale che avvolge i tendini del muscolo abduttore lungo del pollice (ALP) e del muscolo estensore breve del pollice (EBP).
L'ispessimento restringe lo spazio disponibile nel canale osteofibroso, generando un attrito meccanico continuo ad ogni movimento del pollice e del polso. Si tratta di una delle lesioni da sovraccarico funzionale più frequenti a carico dell'arto superiore. Si riscontra spesso in persone che compiono movimenti ripetitivi di presa associati a deviazione ulnare del polso (come l'uso costante del mouse, il sollevamento ripetuto di carichi o neonati, e attività sportive specifiche come il tennis).
Sintomi e Criteri Diagnostici
Il sintomo cardine è rappresentato dal dolore localizzato in corrispondenza della stiloide radiale, ovvero sul bordo esterno del polso, proprio alla base del pollice. Tale dolore può insorgere in maniera graduale o improvvisa ed è tipicamente acuito dai movimenti di prensione, dal fare il pugno o dalla torsione del polso. In molti pazienti si associa una tumefazione locale palpabile e, nei casi più gravi, una sensazione di blocco o limitazione funzionale durante il movimento del dito.
In sede ambulatoriale, la diagnosi si basa prevalentemente sull'esame obiettivo condotto dal medico specialista. Il gold standard clinico è rappresentato dal Test di Finkelstein. Durante l'esecuzione di questa manovra, il paziente piega il pollice nel palmo della mano e stringe le altre dita a pugno sopra di esso; successivamente, il medico flette delicatamente il polso verso il mignolo (deviazione ulnare). Se questa manovra evoca un dolore intenso e trafittivo a livello del primo canale dorsale, il test è considerato positivo.
Per escludere altre patologie simili – come la rizoartrosi (artrosi della prima articolazione carpo-metacarpale), fratture dello scafoide o la sindrome dell'intersezione – si eseguono manovre differenziali mirate. Eventuali indagini ecografiche possono confermare visivamente l'edema della guaina tendinea ed evidenziare l'eventuale presenza di un setto divisorio anomalo all'interno del compartimento.
Il Trattamento Riabilitativo e Fisiatrico
L'approccio terapeutico iniziale per la Sindrome di De Quervain è prevalentemente conservativo e mira alla riduzione del dolore e dell'edema intracanicolare. Nelle fasi acute, risulta fondamentale il riposo funzionale mediante l'adozione di un'apposita ortesi o splint. Questo tutore deve immobilizzare il polso e il pollice in una posizione neutra o di leggera estensione, lasciando libere le articolazioni più distali per evitare la comparsa di rigidità articolari.
In ambito fisiatrico e riabilitativo, la riduzione dello stato infiammatorio si avvale anche dell'applicazione di crioterapia locale e, qualora indicato dal medico, della somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Nei casi in cui il solo riposo non sia sufficiente a spegnere la sintomatologia dolorosa, le linee guida cliniche prevedono il ricorso a infiltrazioni locali di corticosteroidi direttamente all'interno della guaina tendinea, metodica che vanta un'altissima percentuale di successo.
La riabilitazione vera e propria prosegue poi con un programma personalizzato di esercizi terapeutici:
- Esercizi di scorrimento tendineo: movimenti controllati e inizialmente indolori per evitare la formazione di aderenze cicatriziali all'interno del canale ristretto.
- Allungamento passivo e attivo: mirato ai muscoli abduttore lungo ed estensore breve, eseguiti sempre entro la soglia del dolore del paziente.
- Rinforzo muscolare progressivo: introduzione graduale di carichi isometrici prima ed eccentrici poi, per ripristinare la corretta forza di presa e di pinza della mano.
- Rieducazione ergonomica: correzione dei gesti lavorativi, quotidiani o sportivi usuranti al fine di prevenire fastidiose recidive a lungo termine.
Nei rari casi in cui il programma conservativo e le infiltrazioni non dovessero portare a una risoluzione completa del quadro clinico, si rende necessario l'intervento chirurgico di decompressione del primo canale dorsale. Anche nel post-operatorio, un protocollo riabilitativo tempestivo e guidato tra la 1ª e la 6ª settimana risulta imprescindibile per recuperare il completo range di movimento senza esiti cicatriziali dolorosi.
Schema anatomico del polso
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